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giovedì 12 settembre 2013

Saiyukiden


Incompleto, discontinuo nelle uscite, ma assolutamente favoloso, Saiyukiden di Katsuya Terada si presenta come una reinterpretazione della  leggenda ,tanto cara ai mangaka, dello scimmiotto d'oro presente in "Viaggio verso Occidente". La più cruda, violenta ed estrema rivisitazione tra quelle apparse nel corso del tempo, di cui la più famosa rimane Dragonball.

Spezzettata e frammentaria nel seguire una trama è una lettura che per essere compresa appieno necessita dello sguardo all'opera da cui prende ispirazione per inquadrare situazioni e riferimenti all'opera originaria. Nonostante questo dettaglio, è una lettura che si lascia scorrere molto facilmente, fluida e coadiuvata da disegni eccezionali che sono una delizia per gli occhi nonostante la violenza in essa contenuti. Si ritrovano anche citazione a pittori quali Goya (Saturno che divora i suoi figli) integrate nella storia.
Saiyukiden è un'opera viscerale, bestiale come lo scimmione d'oro protagonista dove i temi di morte, sesso e vendetta si ripresentano più volte sdoganati dalle illustrazioni  e dalla capacità inventiva di Terada nel affrescare terre immaginarie popolate da demoni e fanciulle bellissime, scene splatter di grande effetto. Il sesso si presenta in tutte le figure femminili oltre che in quella  del ricettacolo del bonzo Sanzo con chiari rimandi al bondage. Fanno da compagnia allo scimmiotto nel suo viaggio in cerca della vendetta Hakkai e Gojo, il primo maiale antropomorfo che fa da intermezzo in alcuni siparietti ironici e Gojo testa mozzato di uno dei nemici di Goku.

Quando scrivo si sta portando man mano a compimento su Ultra Jump quello che andrà a costituire il terzo volume della storia e la sua conclusione, naturalmente dati i tempi di pubblicazione tra i due volumi già usciti della storia (12 anni) si spera che Terada possa finire l'opera entro tempi di pubblicazione più rapidi, perché la storia merita il gran finale.





lunedì 9 settembre 2013

La Redenzione del Samurai



La storia scritta da Roberto Recchioni e disegnata da Andrea Accardi, si colloca come seconda uscita della collana le storie per la Sergio Bonelli Editore;  proprio nell'ottica delle uscite dell'editore milanese ha rappresentato una ventata di freschezza e originalità insieme alla collana di cui fa parte. Il tema del samurai, l'uso di campi lunghi e l'assenza di didascalie rappresentano un allontanamento dalla consuetudine stilistica che contraddistingue le opere pubblicate dalla Bonelli nel corso degli anni.

La Storia in sé omaggia il genere Chambara tutto, basti pensare che il titolo iniziale previsto era appunto Chambara, per cui è una naturale conseguenza che si muova sui binari stilistici del genere giocando coi rimandi, non in ambito decostruzionista ma bensì  utilizzandoli in maniera ponderata , riuscendo ad imbastire un racconto che ha nella semplicità e nella fluidità i suoi punti di forza.
Recchioni lungo le 109 pagine del racconto lascia che siano non solo i dialoghi dei personaggi ma anche l'intercalare dei paesaggi ad accompagnare il lettore , non snatura  gli elementi del genere, non crea colpi di scena, "si limita" a seguire il naturale svolgersi della vicenda. La frase detta da Jubei:"  è stato il destino a metterci su questa strada e adesso non possiamo fare altro che percorrerla, fino in fondo "; è non solo una dichiarazione velata del fatto che è la scrittura ad essere piegata alla storia e non viceversa, ma un forte rimando alla cultura orientale che permea la storia.
Coadiuvata da splendide tavole, aventi la ricchezza di particolari dovuta , di gran impatto, che mostrano un Andrea Accardi talentuoso e meticoloso,  che esalta l'opera stessa e il suo fine.
La redenzione del samurai non è il cammino di un uomo che ha compiuto errori nella sua vita a cui cerca di rimediare, bensì è il racconto di chi pur di mostrare la sua fedeltà ai principi per cui vive è disposto a morire.


domenica 8 settembre 2013

Ready to start




We are  the music makers,

And we are the dreamers of dreams,

Wandering by lone sea-breakers,

And sitting by desolate streams,

World-losers and world-forsakers,

On whom the pale moon gleams:

Yet we are the movers and shakers

Of the world for ever, it seems.


Citando l'opera di Neil Gaiman e di Arthur O' Shaughnessy voglio iniziare il primo post del blog.
L'uomo è l'artefice dell'arte e delle opere che portiamo con noi ogni giorno , inconsciamente o no, che hanno influenzato in qualche modo il nostro modo di pensare attuale.  parlerò di opere che mi hanno suscitato interesse o repulsione dopo che le ho lette, argomentando i loro difetti e i loro pregi dal mio punto di vista.
Perché alla fine l'arte non è di chi la crea ma di chi la riceve e la vive dalla propria prospettiva. In questo caso la mia.
Buona lettura